Gli oratori luoghi vivi che formano l’identità

Il Documento finale del Sinodo sui giovani evidenzia il valore degli spazi parrocchiali. E il Sud diventa protagonista

Una presenza viva e coinvolgente. Così il Documento finale del Sinodo dei vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” ha presentato lo scorso 27 ottobre gli oratori, insieme alle altre realtà educative con cui la Chiesa mostra il suo volto migliore.

I padri sinodali hanno presentato questo sforzo formativo come un impegno inclusivo, che accoglie ciascuno indipendentemente dalla professione religiosa, dalla provenienza culturale e dalla situazione personale, familiare o sociale. L’esplicito riconoscimento dei vescovi incoraggia tutti quei volontari che con passione, giorno dopo giorno, promuovono il bene attraverso l’associazionismo cattolico virtuoso con quella multiforme vivacità donata dallo Spirito che rende gli oratori presidio di valori umani, spirituali e intellettuali capaci di dare anima ai nostri territori. L’Instrumentum laboris, che raccoglieva le istanze delle diocesi e dei giovani credenti e non credenti, ha presentato ai padri sinodali l’oratorio come luogo dove i giovani trovano un ambito di azione particolarmente fecondo e dove una comunità educativa sa mettersi al loro servizio, avendo uno sguardo prospettico sulla realtà e affidandosi allo Spirito Santo per agire in modo profetico. Questi luoghi privilegiati favoriscono la formazione dei singoli e dei gruppi mediante un progetto di educazione integrale, dove non di rado si attivano quelle intelligenze che i percorsi istituzionali scolastici non riescono a fornire. I padri sinodali hanno opportunamente sottolineato l’importanza che i giovani danno all’espressione artistica in tutte le sue forme, usando «i talenti ricevuti, promovendo la bellezza, la verità e la bontà, crescendo in umanità e nel rapporto con Dio». Oltre a musica, cultura e un linguaggio capaci di suscitare emozioni e di plasmare l’identità, viene evidenziato il rilievo della pratica sportiva «in chiave educativa e formativa», aiutando a superare le ambiguità da cui questo mondo è percorso.

L’oratorio non va pensato come una realtà statica, ma creativa e flessibile.

Il Documento finale presenta l’oratorio come un luogo dove accompagnare la scoperta della vocazione, ma solo se capace di rinnovarsi in modo «creativo e flessibile […], passando dall’idea di centri statici, dove i giovani possano venire, all’idea di soggetti pastorali in movimento con e verso i giovani, capaci cioè di incontrarli nei loro luoghi di vita ordinari – la scuola e l’ambiente digitale, le periferie esistenziali, il mondo rurale e quello del lavoro, l’espressione musicale e artistica, ecc. – generando un nuovo tipo di apostolato più dinamico e attivo» (n. 143). Le linee di rinnovamento tracciate dai padri rendono il sud oratoriale del nostro Paese improvvisamente protagonista. Avendo poche strutture, nel Meridione d’Italia non si è mai pensato all’oratorio come qualcosa di statico, ma come un ponte con la strada, dove non mancano originalità e sorprese rispetto ai modi tradizionali di pensare l’oratorio.

Interessante è l’esperienza di Napoli, dove giovani formati opportunamente e provenienti da diversi circoli di Noi Napoli, in collaborazione con la Fondazione Migrantes, hanno unito alcuni ragazzi figli di immigrati nigeriani, filippini, srilankesi agli ‘scugnizzi’ napoletani, formando un laboratorio di integrazione attraverso relazioni significative apprese mediante attività formative, gioco, preghiera e teatro; attraverso il linguaggio musicale, i MigrAngels, band italomigrante napoletana, hanno proposto canzoni dove giovani di diversa nazionalità e fede religiosa hanno cantato brani tradizionali e inediti di ciascuna tradizione, promuovendo la cultura dell’incontro tra popoli all’interno delle scuole, tramite le istituzioni, le associazioni e gli enti locali. I padri sinodali, infatti, in questo tempo di migrazioni, hanno evidenziato l’«impegno che si attua anche attraverso l’accoglienza di rifugiati e profughi e il variegato impegno nel campo sociale. In tutte queste presenze la Chiesa unisce all’opera educativa e alla promozione umana la testimonianza e l’annuncio del Vangelo» (n. 15).

DON FEDERICO BATTAGLIA – NOI Napoli